Fulvio Racconta: Boston il tempio della maratona
11 Mag

Fulvio Racconta: Boston il tempio della maratona

Ogni volta che i miei piedi prendono contatto con Boston sento che stanno calpestando quello che per noi maratoneti è un luogo “ sacro” . Quest’anno  la Boston Marathon è stata organizzata per la sua 122  volta dalla Boston Athletic  Association una società senza fine di lucro che ha come “ missione “  quella di diffondere la pratica dello sport,  della corsa e dell’atletica sia nei giovani e meno giovani.

Infatti durante l’anno sono molteplici le gare e manifestazioni sportive organizzate dalla B.A.A . Lo slogan di quest’anno era come sempre  molto forte “ Togheter Forward “: avanti insieme. 

La nostra avventura nel New England, regione dove ha sede Boston,è iniziato con giretto per la città giusto per far  orientare i miei compagni di viaggio e dar loro alcune indicazioni per andare  a cena. La mattina dopo, tutti pronti per andare a visitare il Boston College e soprattutto, particolare  interessante  per i maratoneti, a fare una corsetta su le sue ultime salite  della gara.

In particolare ho avuto la possibilità di far  “ assaggiare  con le proprie gambe” la mitica Heartbreak Hill, che non si chiama così perché  è una salita durissima.   Anche quest’anno solita foto di rito al monumento che raffigura i due atleti John A. Kelley ed Ellison M. Brown detto Tarzan.  John Kelley  da questi parti è considerato una sorte di eroe. Vincitore della Boston Marathon nel 1935 e nel 1945 ha ottenuto  una serie impressionante di piazzamenti. Infatti lo troviamo 2° nel 1934, 5° nel 1936  quando  venne sorpassato proprio sull’ultima delle 4 salite  da Tarzan che poi andò a vincere la gara. Jerry Nason,giornalista del Boston Globe, per rappresentare la rabbia di Kelly quando venne superato  coniò il termine Heartbreak Hill  con la quale da allora vengono chiamati quegli 800 metri circa di salita, tengo a specificare, non durissima che si trovano fra il 20 ed 21 miglio.

Altri piazzamenti  di Kelley sono stati i secondi posti ottenuti nel 1937,1940,1941,1944, il 3° posto del 1938, il 4° del 1943 e del 1949, il 5° del 1942 e del 1950, il 6° del 1951. Questo giretto che facciamo da diversi anni è reso possibile grazie alla disponibilità del prof. Fabio Schiantarelli, di origine Valtellinese docente di economia al Boston College, una moglie preside ad una vicina università, Giulia figlia sportivissima ammessa di recente alla facoltà di medicina alla Harvard University. Fabio, dopo la foto, ci ha  portati a visitare casa sua e poi da lì correndo sulla HBH di nuovo al Boston college, doccia e lezione su come affrontare la gara e soprattutto le condizioni climatiche previste per il giorno della gara.

Una doverosa nota storica: nel 1897 fu Tom Burke a dare il via, solo con la voce  senza sparare il colpo di pistola ai 15 partecipanti alla prima  edizione della Boston Marathon che misurava solo  24.5 miglia.  Il creatore della Boston Marathon fu un amico di Pier De Coubertin e si chiamava Michel Breal . Nel pomeriggio come da programma ci siamo diretti  verso il ritiro del pettorali.  Rispetto al mattino il clima è diverso, “ leggermente” più freddo.

L’Expo è apparso più bello degli scorsi anni, più  spazioso. Vista la temperatura, abbiamo optato per il ritorno in metropolitana,almeno in parte. Inutile fare gli eroi. La passeggiata attraverso il cuore di China Town, al riparo dal vento, si è rivelata piacevole. La mattina successiva  con un gruppo di irriducibili runner, al quale si sono aggiunte le due simpatiche ragazze indonesiane facenti parte del nostro gruppo, siamo andati a correre sulla Promenade  passando dalla Commonwealth Street dove  gli alberi erano senza  i bellissimi fiori rosa a causa del clima non esattamente estivo, anche se piacevole per correre.

Puntualissimi  siamo poi  partiti  per il city tour. Francesca, la nostra guida, si è rivelata  veramente  brava. Insieme abbiamo  concordato un tour fatto a tratti in bus e tratti a piedi, che successivamente siamo stati costretti a ridurre a causa delle condizioni atmosferiche tutt’altro che indicate per fare delle rilassanti passeggiate. Poi la riunione tecnica,  con i consigli dell’ultimo momento e la visualizzazione del percorso. Il giorno della gare le previsioni davano brutto tempo, quindi ci siamo concentrati su come vestirsi e come far fonte alla pioggia ed al vento che  verosimilmente sarebbero stati presenti durante la gara .

La cena nel nostro tradizionale ristorante italiano, dove Maurizio ,il proprietario, i suoi fratelli, l’avellinese e il genovese ci accolgono con simpatia e gentilezza. Bello sentirsi a casa anche oltreoceano. Una fantastica atmosfera  ci attende al nostro arrivo Al Limoncello.  La sera prima della maratona è importante sentirsi nel “ nido” ,  Maurizio ed i suoi  riescono sempre a farci avere questa sensazione.  La mattina dopo, quella della gara, dalle 6.15 in poi ho accompagnato tutti a prendere  lo scuola bus diretto alla partenza.  Batto il 5 con tutti, faccio qualche foto, e li saluto. 

Avevo l’ombrello perché pioveva, ma ero  l’unico, tutti gli altri hanno dei grandi cappucci. Cominciai a chiedermi come mai. Lo capii più tardi quando stavo aspettando i runner subito dopo la finish line. La raffiche di vento e le scariche di pioggia erano talmente forti da rompere il mio grazioso ombrellino che è rimasto a Boston!

Eroici i runner, davvero superlativi. Nel nostro gruppo anche Rolando  Biagioni, fiorentino di 82 anni alla sua sesta Major. Era lì per mettersi al collo il medaglione delle 6 maratona. Ha dimostrato di essere un grande  saggio. A metà maratona quando il freddo gli rendeva impossibile proseguire ha pensato di ritirarsi. E’ stato sopposto a tutte le cure del caso ed alle 21 lo abbiamo riabbracciato in hotel  dopo che avevamo monitorato i suoi movimento dopo il ritiro. La prima cosa che mi ha detto quando l’ho  visto è stata : sto bene, sto bene, l’anno prossimo ci riprovo. Grande Roly , come lo chiama sua moglie, sei un esempio per tutti noi.

Mentre aspettavo i nostri Nati per Correre, i primi runner arrivavano meno sconvolti rispetto ad altre edizioni, ma più euforici, contenti di aver superato una grande prova. Durante il percorso la solita folla: genuina, schietta, appassionata ad applaudire i corridori. Sul seggiolone nel mezzo alla strada, dopo l’arrivo,  non c’era il solito omino, ma due ragazze che di continuo  gridavano la stessa frase “ Well Come back  to Boston,  Well Come back  to Boston”.

Bello  vedere i runner abbracciarsi  dopo aver corso i 42.195. Queste sensazioni, queste immagini, la gente che ti augura buona fortuna mi fanno definire Boston il tempio della maratona.  Alla partenza si usa dire “ See you on the finish line” perché questa è la più  affascinante della gare. L’allestimento della riga gialla e blu è un evento che si effettua tre giorni prima dell’evento e alla quale partecipano moltissime persone.

La vittoria della gara maschile va al giapponese Yuki  Kawauchi in 2:15’56 mentre fra la donne  sul gradino più  alto del podio sale la minuta ma fortissima Desiree  Linden che vince in 2:39’54” .  I favoriti kenioti ed etiopi, troppo magri per sopportare questo clima, ottengono posizioni di rincalzo o si ritirano sia fra le donne che fra gli uomini . I  veri vincitori siete stati voi runner amatori, gente che corre per divertimento, per passione. 

Correre in questi condizioni  significa essere grandi nella mente e nel fisico, significa essere “very strong”.  Nel 2014, anno dopo lo scoppio della bomba,   lo slogan fu “ Boston strong” ed anche quest’anno  mi sento di gridarlo insieme a voi anche se non ho corso la maratona di Boston come nel 2009 e nel 2013.  Ricordalo “ See you on the finish line”.

Vuoi correre anche tu la maratona di Boston 2019? Scrivici subito una mail per essere inserito nella nostra lista d'attesa!

                                       
Fulvio Massini